Come ben saprete, questo fine settimana durante la partita Verona-Brescia dell’11esima Giornata di Serie A c’è stato l’ennesimo episodio di Stampo razzista, ancora, ai danni di Mario Balotelli che non ha potuto nascondere la sua rabbia scagliando il pallone contro la curva dell’Hellas. A questo punto c’è poco da interrogarsi se l’Italia abbia un problema di razzismo o meno, ora dovremmo “soltanto” ammettere e prendere atto che tutto ciò sia in realtà la norma.

La norma perché ci sono troppi precedenti, anche abbastanza frequenti, per poterli etichettare come casi singolari o circoscritti. A testimonianza di ciò possiamo citare gli episodi di altri calciatori come Romelu Lukaku, Kalidou Koulibaly, Moise Kean, Blaise Matuidi, Kevin Prince Boateng, Sulley Muntari, Samuel Eto’o, Zorò e molti altri ancora che durante le partite hanno subito gravi epiteti discriminatori. Gli episodi dei calciatori citati sono tra i più recenti e conosciuti; in realtà dal 2000 ad oggi negli stadi sono stati riscontrati più di 600 episodi xenofobi e nonostante l’arbitro abbia il potere di sospendere una partita per insulti o cori razzisti, negli ultimi 20 anni non è mai accaduto.

Seppur tutti i casi di razzismo abbiano valore esclusivamente negativo e siano assolutamente da condannare, nei casi specifici di Balotelli e Moise Kean la questione diventa molto più complessa e dolorosa perché coinvolge giocatori Italiani, a cui vengono diretti cori e insulti da parte dei loro stessi connazionali. Connazionali come Luca castellini (capo ultrà della curva del Verona) ma anche Vittorio Sgarbi  che non hanno paura a sostenere e dichiarare che una persona nera, in questo caso Mario, non sia abbastanza Italiana. Se lo sport può essere uno specchio attraverso il quale comprendere la nostra società ed anche misurare a che punto siamo arrivati con progresso e consapevolezza sulla diversity in Italia, quello che possiamo notare è che ogni qual volta si verificano questi episodi vergognosi la prassi è: minimizzare la gravità dell’accaduto, negare anche davanti all’evidenza dei fatti, strumentalizzare i fatti, o addirittura incolpare la vittima.

Dopo un iniziale circo mediatico su cosa fosse accaduto o meno, sono arrivati dei primi “provvedimenti”: è stata aperta un’indagine (verso ignoti), il capo Ultrà veronese è stato bandito fino al 2030 dallo Stadio dell’Hellas e solo un settore dello stadio rimarrà chiuso per una giornata. Quindi in sostanza, probabilmente non si troveranno mai i responsabili dei cori razzisti, Castellini potrà seguire la squadra in trasferta ed entrare in altri stadi ed il Verona calcio non disputerà nessuna partita a porte chiuse, Insomma probabilmente non si riuscirà a creare un precedente che possa poi essere un deterrente in futuro. 

Non si può dire che non ci siano stati messaggi di solidarietà, ma il pattern in Italia è sempre lo stesso:  episodio razzista, polemica, provvedimenti disciplinari tiepidi, dimenticatoio e da capo ancora. Ne ha parlato Carlo Ancelotti, allenatore del Napoli con una grande carriera internazionale, sostenendo più volte che queste cose, in queste modalità accadono solamente in Italia, non necessariamente perché le regole non ci sono, ma di fatto nessuno le applica per davvero. Sempre perché in questo paese la percezione è che l’accusa di razzismo dia più fastidio dell’episodio in sé. Ancelotti – al contrario di molti altri allenatori Italiani la cui tattica è in primis dissociarsi da atteggiamenti discriminatori, anche condannandoli, ma di fatto non facendo nulla per combatterle- è stato uno dei pochi che è ha sostenuto chiaramente che Balotelli, “ha fatto bene ad arrabbiarsi e a non nasconderlo”.

Non saremo mai italiani abbastanza.

La carriera di Balotelli è permeata da moltissimi episodi spiacevoli a stampo razziale e probabilmente non ci siamo interrogati abbastanza su:

  • Cosa vuol dire giocare in uno stadio in cui si canta “Se saltelli Muore Balotelli
  • Ricevere quotidianamente insulti razzisti sui profili social media personali
  • Essere definito una mela marcia dal presidente della propria squadra del cuore
  • Dover aspettare la maggiore età per giocare per il tuo paese ma non essere considerato abbastanza italiano
  • Essere Ignorato dalla Nazionale per quattro anni anche se non ci sono altri giocatori con le tue caratteristiche tecniche e fisiche
  • Essere uno dei capri espiatori preferiti dei giornalisti
  • Essere preso a calci durante una partita, senza che nessuno lo condanni fermamente e cercando di lasciare passare il messaggio che se la sia cercata
  • Ritornare a giocare a casa, in Italia, dopo quasi cinque anni e rendersi conto che nulla è cambiato.

Si cade spesso nell’errore di pensare che tutti questi spiacevoli episodi accadano esclusivamente perché la gente è ignorante o stupida, ma la realtà dei fatti è che atteggiamenti razzisti vengono riscontrati anche e specialmente da parte di chi “non ti aspetteresti” e che dovrebbe garantire che queste cose non si verifichino. Un esempio è  Carlo Tavecchio, ex presidente della FIGC che durante una conferenza parlò di come un giocatore africano potesse passare “dal mangiare le banane nel suo paese a giocare titolare in Italia”, o Luciano Passirani, un giornalista che per “tessere le lodi” di Lukaku dice che il suddetto calciatore “è inarrestabile anche cercando di fermarlo con delle banane”.

Una delle cose più tristi, è che purtroppo le prese di posizione da parte di chi non conosce o vive i fenomeni razzisti sono spesso inutili e talvolta dannose. Due esempi: 

-Società calcistica brianzola che per distanziarsi dagli insulti razzisti di una madre ai danni di un bambino nero, decide di dipingere di nero il volto dei bambini della squadra in segno di solidarietà. Insomma, scacciare il razzismo con la BlackFace. (Da notare poi come nell’articolo la parola N**** non venga censurata ma merda sì)

Brothers Universally United più che antirazzista è semplicemente uno spot dell’Inter (società che dovrebbe comprendere questo tema più delle altre) molto Cringe con scarsa efficacia di alcun genere.

Per gestire il problema del razzismo non esiste una soluzione monodimensionale ma molte cose possono essere intraprese:

  • cercare di comprendere, educandoci  veramente su cosa sono il razzismo e le discriminazioni, parlarne e condannarne apertamente ogni forma;
  • interrompere le partite quando ci sono dei chiari episodi che impediscono ad un giocatore di giocare con serenità;
  • avere dei deterrenti adeguati, come multare e bandire da tutti gli stadi, chi fa determinati cori;
  • avere una commissione specializzata per analizzare ogni singolo caso;
  • finché tutti questi step basilari non verranno applicati, staremo passivamente aspettando solo che un altro episodio si riproponga


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