Non è facile recensire un libro che più che libro è un insieme di fatti, sentimenti e passioni che da anni combattono dentro di me e dentro molte di noi.
E poi basta, manifesto di una donna nera italiana”, è il libro di Espérance Hakuzwimana Ripanti, la scrittrice afroitaliana che finalmente ha messo su carta quello che molte di noi da anni cerchiamo di esprimere: il nostro vissuto.
Espérance nasce in Ruanda nel 1991 ed è una dei 40 bambini che riescono a scappare dal genocidio che stava per affliggere il Paese. Adottata a Brescia, ha sempre voluto fare la scrittrice, quello che per lei invece è risultato inaspettato è stato diventare un punto di riferimento per le attiviste nere di questo Paese, riuscendo così a dare voce ai pensieri di molte di noi.
E poi basta” perché non si può parlare solo di razzismo.

Anna mi ha protetto, mi ha aiutato, mi ha consigliato e avvertito, ha affinato i miei sensi e il senso di tutto in generale, mi ha educato a come sarei dovuta essere per non avere problemi, per evitare discussioni e per essere voluta, accettata.”

estratto di “E poi basta, manifesto di una donna nera italiana”

Questo libro rappresenta un punto di svolta per la cultura Italiana, il manifesto di tutte noi. Un punto di svolta che aiuterà tutte noi a salutare Anna.
Anna, una parte di Espérance che non c’è più, è quella voce che ti insegna a vivere una vita “senza problemi”, sotto traccia. Anna è quella voce che sentiamo ogni volta che mettiamo da parte il nostro dolore per evitare di mettere a disagio altri. Tutte quelle volte che per “non rovinare l’atmosfera” hai accettato insulti e battutine, era Anna a rimetterti al tuo posto.

Ma un giorno Anna sconvolta dai nostri comportamenti “oltraggiosi” se ne va arrabbiata da tutte le nostre vite, quel momento è un clivage, da lì non è detto che sarà più facile.
Quando capisci che si sta per verificare la situazione in cui dovrai discutere per evitare di essere invisibile ancora una volta, Anna ti proietta nello scenario “senza problemi” dove tutti continuano a ridere e tu puoi dire di averla scampata, ma con una ferita in più; ed è quello il momento in cui la vergogna passa e la tua bocca si apre in un fiume di parole che difendono la tua esistenza.

Esperance H. Ripanti ospite a l’Assedio

Il lavoro di Espérance è importante perché dà il via ad una produzione culturale tutta nuova, la Nostra e non si limita ad essere solo un’icona dell’antirazzismo in Italia. Spesso molte di noi soffrono il “peso” di essere rappresentate con categorie stereotipate già preconfezionate.
Dopo anni di “siamo tutti uguali” (nei quali l’unica veramente “uguale” a me era la gatta nera) siamo di fronte ad una realtà nella quale per chi ci guarda non siamo mai “Ilaria” o una semplice ragazza, ma una ne*ra, una naufraga, una adottata, una badante, una prostituta, una ruba mariti, o semplicemente una fortunata di essere in Italia.
Finalmente ora grazie ad Espérance tutte noi abbiamo un modello che ci asssomigli veramente.

“Io non ho scelto di essere scrittrice né donna, figuriamoci essere nera.”

Esperance H. Ripanti

Questo libro nasce da un’esigenza: l’estate 2018 è stato un punto di svolta per molti di noi. Ci siamo sentiti in reale pericolo.
Io non conoscevo ancora Espérance, ma condividevo con la mia famiglia il suo stesso sentimento di dolore e disperazione dato da una situazione politica, sociale e umanitaria più che drammatica.

Dopo quel 3 febbraio 2018 il rischio era concreto. Era sotto gli occhi di tutti, non eravamo tanto “esagerate” quando non ci vergognavamo di urlare che questo Paese ha un grosso problema con il razzismo.
I fatti che ci davano ragione non ci lasciano però nessuna soddisfazione, perché la conferma non era un buon segno: «Stasera se esco potrebbero seriamente spararmi solo perché esisto e a qualcuno non va a genio il mio aspetto».
Dovevamo fare qualcosa.
Io personalmente ho riaperto Instagram, dopo tanto tempo e piano piano sono entrata in contatto con varie realtà a me vicine tra cui Afroitalian Souls, Espérance, Tommi Kuti e Bellamy.
Mi sono resa conto che non ero sola, ho capito che esistevamo e sentivo che ci stavamo cercando.
Poi per caso mi sono imbattuta in “E poi basta”, «Qualcuno ci ha addirittura scritto un Libro, allora non sono matta, è pubblicato e lo vedo di continuo nelle librerie» ho pensato.

Mio padre è arrivato in Italia dalla Tanzania nel 1966 e l’insegnamento più grande che gli è stato trasmesso e che, attraverso il Mediterraneo, è arrivato fino a me, è che nella vita ti potranno togliere tutto, ma non la cultura, non quello che sei e che hai lasciato agli altri.
La cultura è la ricchezza più grande. Finalmente anche io faccio veramente parte di questa cultura ed è messo nero su bianco.
Ad un evento a Bologna la professoressa Angelica Pesarini ci ha suggerito di provare a vedere quanto fosse inclusiva la bibliografia dei nostri percorsi scolastici, contando quanti autori neri avevano contribuito alla nostra formazione.

Purtroppo la risposta è scontata… Sicuramente non quanti avremmo voluto.
Il problema di una narrazione gestita unicamente da una sola categoria di persone, rischia di farci cadere in quello che Chimamanda Ngozi Adichie definisce problema della “single story”, una narrazione che incasella ampie categorie di persone, le etichetta e produce una versione distorta della realtà.
Espérance, come Igiaba Scego prima di lei, si infila in questa narrazione e pone un freno al loop della “single story” all’ italiana.

“Perché non sei stata ma sarai
Perché hai resistito e crollerai
Per poi ricominciare
Per poi resistere
E ancora amare
Senza essere educata
Senza chiedere il permesso”

Permesso (ballata per ragazza nera) – Espérance Hakuzwimana
Ripanti

E poi basta.

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